Il contadino e il mulo

(tratto dal libro “Storie che guariscono” Volume 2 Ed. Erickson)

C’era una volta un contadino che aveva una piccola fattoria non lontano da un paese di campagna. Aveva pochissime cose, ma con la sua piccola fattoria riusciva a mantenere la famiglia. Fra le poche cose che aveva c’era un vecchio mulo.

Per anni il mulo lo aveva aiutato ad arare il campo, a trasportare al villaggio i prodotti della terra e, imbrigliato a un carretto, a condurre tutta la famiglia in chiesa la domenica.

Gli abitanti del villaggio vicino amavano celebrare tutte le festività annuali e per il capodanno imminente decisero di organizzare uno spettacolo di fuochi d’artificio.

L’ultimo dell’anno il mulo se ne stava nel suo recinto a testa china con gli occhi chiusi e se la dormiva beatamente quando, all’improvviso, il cielo esplose con strani lampi di luce e botti simili a colpi di cannone che pareva fosse scoppiata la guerra. Il povero mulo fuggì terrorizzato galoppando alla cieca in lungo e largo e, in preda al terrore, inciampò e cadde in un pozzo stretto. Fortunatamente toccò il fondo senza farsi male.

Il giorno dopo il contadino fu sorpreso di non vedere il suo mulo e incominciò a cercarlo quando udì un raglio debole ed echeggiante provenire dalla profondità del pozzo e con sgomento scoprì che la sua bestia era finita laggiù. Nel villaggio non si trovava una scala abbastanza lunga per raggiungere il fondo e, anche se si fosse trovata, come avrebbe fatto a tirare fuori l’animale?  L’uomo allora chiamò dei contadini suoi amici per chiedere aiuto. Loro ebbero l’idea di montare una carrucola per calare il contadino fino al mulo, ma le pareti del pozzo erano vecchie e friabili. Era troppo pericoloso. Anche se fossero riusciti a calare giù qualcuno, come avrebbe fatto una persona ad attaccare un’imbracatura al mulo per sollevarlo e tirarlo fuori in così poco spazio?

I contadini stavano tutti intorno al pozzo guardando giù e grattandosi la testa. “Non c’è niente da fare” disse uno. “È impossibile” disse un altro”. “Morirà lentamente e miseramente laggiù” disse un terzo. “Meglio dargli il colpo di grazia”. Così i contadini imbracciarono il badile e cominciarono a buttare terra nel pozzo per sotterrare il mulo.

In fondo al pozzo il mulo sentì questa strana roba simile a una pioggia asciutta che gli cadeva sul groppone; si diede una scrollata e la terra cadde ai suoi zoccoli. Poi mosse un po’ le zampe e sotto di esse la terra si indurì. Altra terra cadde sul dorso. Lui la scrollò via di nuovo la schiacciò sotto gli zoccoli. Dopo un po’ scoprì con meraviglia che il fondo del pozzo si era sollevato di qualche centimetro. Ora guardava la pareti da una posizione leggermente più alta di prima. Più i contadini gettavano palate di terra nel pozzo, più il mulo se la scrollava di dosso e la schiacciava sotto gli zoccoli, e più saliva a poco a poco verso la cima del pozzo. Alla fine il mulo raggiunse l’imboccatura del pozzo e si salvò.

Poesie: la depressione, la solitudine e l'ansia

LA DEPRESSIONE

Momentanea
incapacità
di essere felici.

LA SOLITUDINE

La Solitudine
è ben accetta
quando debbo pensare,
la Solitudine
è ben accetta
quando debbo cantare e non mi voglio far vedere.
La Solitudine è vera
quando la si comprende.
La Solitudine è compagna
perché ti dà delle risposte.

L'ANSIA

L'Ansia c'è ma non si vede
è nascosta da qualche parte.
L'ansia è svelta
ma la volontà la combatte con semplicità.

(tratto dal libro: Fortezze di Vita di Antonio Bovienzo)

Carota, uovo o chicco di caffè?

(tratto dal libro: “Aiutami a dire Addio” Ed. Erikson)

Una figlia si lamentava con suo padre circa la sua vita e di come le cose le risultavano tanto difficili. Non sapeva come fare per proseguire e credeva di darsi per vinta. Era stanca di lottare. Sembrava che quando risolveva un problema, ne apparisse un altro. Suo padre, uno chef di cucina, la portò al suo posto di lavoro. Lì riempì tre pentole con acqua e le pose sul fuoco.

Quando l'acqua delle tre pentole stava bollendo, in una collocò carote, in un'altra collocò uova e nell'ultima collocò grani di caffè. Lasciò bollire l'acqua senza dire parola. La figlia aspettò impazientemente, domandandosi cosa stesse facendo il padre. Dopo venti minuti egli spense il fuoco. Tirò fuori le carote e le collocò in una scodella. Tirò fuori le uova e le collocò in un altro piatto. Finalmente, colò il caffè e lo mise in un terzo recipiente.

Guardando sua figlia, le chiese: “Cara figlia mia, Carota, Uovo o Caffè? La fece avvicinare e le chiese che toccasse le carote; ella lo fece e notò che erano soffici. Le chiese quindi di prendere un uovo e di romperlo: mentre lo tirava fuori dal guscio, osservò l'uovo sodo. Poi le chiese che provasse il caffè, ed ella sorrise mentre godeva del suo ricco aroma. Umilmente la figlia domandò: “Cosa significa questo, padre?".

Egli le spiegò che i tre elementi avevano affrontato la stessa avversità, "l'acqua bollente", ma avevano reagito in maniera differente.

La carota arrivò all'acqua forte, dura, superba ma dopo avere passato per l'acqua, bollendo era diventata debole, facile da disfare. L'uovo era arrivato all'acqua fragile, il suo guscio fine proteggeva il suo interno molle, ma dopo essere stato in acqua, bollendo, il suo interno si era indurito. Invece, i grani di caffè, dopo essere stati in acqua, bollendo, avevano cambiato l'acqua.

"Quale sei tu, figlia?", le chiese. Sei una carota che sembra forte, ma quando l'avversità ed il dolore ti toccano, diventi debole e perdi la tua forza? Sei un uovo che comincia con un cuore malleabile e buono di spirito, ma che dopo una morte, una separazione, una pietra durante il tragitto diventa duro e rigido? Esternamente ti vedi uguale, ma sei amareggiata ed aspra, con uno spirito ed un cuore indurito? O sei come un grano di caffè? Il caffè cambia l'acqua, l'elemento che gli causa dolore. Quando l'acqua arriva al punto di ebollizione, il caffè raggiunge il suo miglior sapore. Se sei come il grano di caffè, quando le cose si mettono peggio cerca di non lasciarti sopraffare.

La favola dell'asino

C'era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava:"guardate quel ragazzo quanto è maleducato...lui sull'asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano". Allora la moglie disse a suo marito: "non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio."Il marito lo fece scendere e salì sull'asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava:"guardate che svergognato quel tipo...lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l'asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa." Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l'asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: "pover'uomo! dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull'asino e povero figlio… chissà cosa gli spetta, con una madre del genere”. Allora si misero d'accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull'asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese:“sono delle bestie, più bestie dell'asino che li porta… gli spaccheranno la schiena”.

Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all'asino ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: "guarda quei tre idioti, camminano anche se hanno un asino che potrebbe portarli".