Cyberbullismo

Cyberbullismo, nuove Tecnologie e dipendenze

Steve Jobs nel 2007, quando presentò il primo iphone, disse che le nuove tecnologie dovevano supportarci nelle attività quotidiane. Questo compito l’hanno svolto appieno, tuttavia, hanno generato anche molto altro. Pensiamo, ad esempio, alla dipendenza da tecnologia. In passato, l’uomo ha sviluppato forme di dipendenza verso le sostanze tossiche (alcool e droga). Oggi abbiamo nuove dipendenze, per esempio, verso il gioco e verso lo shopping compulsivo on line.

Un termine di recente introduzione da parte del mondo anglosassone è la NOMOFOBIA che deriva da “no mobile” e dal suffisso “fobia”.

Si riferisce alla paura di rimanere senza il telefono cellulare e, quindi, senza la possibilità di accedere alla rete e ai suoi servizi come le chat e i social network. È una vera e propria SINDROME DA DISCONNESSIONE che genera una paura esagerata ed incontrollata di rimanere sconnessi dalla rete di telefonia mobile. Alcuni studi hanno rilevato che gli utenti affetti da questa dipendenza tendono a mostrare uno stato ansioso quando perdono il loro cellulare, esauriscono la batteria o il credito residuo o quando il cellulare è fuori uso.

L’attaccamento che si sviluppa nei confronti dello smarthphone genera, inoltre, delle interferenze nella produzione di dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito cerebrale della ricompensa. Ogni volta che appare sullo schermo una notifica aumenta il livello di dopamina perché automaticamente pensiamo a una probabile notizia interessante, divertente ed allettante.

Ma da dove nasce questo attaccamento alla tecnologia?

I bambini alla nascita vengono messi sul petto della mamma (primo imprinting) ma il secondo oggetto con cui entra in relazione (secondo imprinting) è lo smarthphone.  I neonati - ancora in sala parto o in incubatrice - si trovano contornati da telefoni che scattano foto all’impazzata. Lo smarthphone diventa per loro parte della famiglia. Un vero e proprio oggetto di intrattenimento quotidiano. Pensate che i bimbi, in passato, avevano l’amico immaginario. Ora i nativi digitali hanno “SIRI” ossia l’assistente intelligente che ti aiuta a fare di tutto con i dispositivi Apple.

Le nuove tecnologie hanno generato anche tanta VIOLENZA. Pensiamo alla storia di Tiziana Cantone o a Carolina Picchio. Vittime della rete che per colpa di alcuni video in rete non sono riuscite a sopportare la pressione psicologica. Prima di lanciarsi nel vuoto Carolina scrisse poco righe: “Le parole fanno più male delle botte”. Ebbene sì, a causa di tale ed incontrollata violenza, il suicidio sta diventando la seconda causa di morte tra i giovani (la prima è l’incidente stradale).

Per rappresentarvi tale violenza nonché le dinamiche tortuose della rete e quindi farvi comprendere il CYBERBULLISMO consiglio a tutti la visione di due film dal titolo “Cyberbulli e pettegolezzi on line” e “Disconnect”. Dopo la visione di questi film ognuno di noi sarà più attento ad affidare alla rete le proprie foto e sospetterà anche della propria migliore amica; ciascun genitore sarà più orientato a creare maggiore dialogo con il proprio figlio e avrà maggiore consapevolezza su cosa fare per aiutarlo. Per esempio: stampando tutto il materiale per salvare le prove, bloccando il cyberbullo, rivolgendosi alle associazioni contro il cyberbullismo, attirando l’attenzione!