L'attacco di panico

 
" ... Ero tranquilla quando, improvvisamente, ho sentito tanta tanta ansia...il Panico!
Le mani sono diventate fredde ed il cuore ha iniziato a battere fortissimo.
Credevo di morire! Dottoressa, mi aiuti ..."
 

Il disturbo di panico è un disturbo molto frequente nella popolazione e, negli ultimi decenni, è notevolmente cresciuto l'interesse verso la sua eziopatogenesi e cura. 

L' intervento terapeutico indicato dalla letteratura internazionale come maggiormente efficace sul disturbo di panico  è, attualmente, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT). Questo tipo di terapia comprende sia tecniche comportamentali (desensibilizzazione sistematica, esposizione in vivo,  rilassamento, training respiratorio, training assertivo, tecniche di gestione dell'ansia, etc.) che una vera e propria esplorazione cognitiva.

Dopo che è avvenuto il primo attacco di panico, tre fattori tendono a mantenere nella persona la situazione di ansia e/o panico:

  1. L'attenzione selettiva alle sensazioni corporee.
  2. I comportamenti protettivi (evitamento e fuga).
  3. Il forte ricordo dell’attacco di ansia e quindi il timore di esserne ancora travolto/a.

A seguito di quanto sopra esposto, si crea nella persona una sorta di barriera difensiva, di tipo sia emotivo sia biologico, che fa aumentare sensibilmente l’attività dei principali mediatori dello stress: l’adrenalina, la noradrenalina e il cortisolo.
Sostanze che mantengono la macchina umana in uno stato di perenne tensione, simile a quella che si avverte lanciando l’auto a tutta velocità quando la strada non lo consentirebbe.

Gli elevati livelli di ansia determinano una difficoltà a rilassarsi e di conseguenza un rendimento ridotto. Mentre un’ansia contenuta può essere utile perché ci aiuta a raggiungere gli obiettivi prefissati, quando essa è eccessiva diventa dannosa e l’attenzione, l’apprendimento e la memorizzazione possono risultare seriamente compromessi.

Il cuore batte forte perché è uno dei bersagli preferiti del cervello e viene spesso sollecitato in tutte le reazioni da stress, a cui può rispondere con una consistente accelerazione del proprio battito. Nelle mani e nei piedi diminuisce il flusso sanguigno per non perdere troppo sangue in caso di ferite e per fornirne di più ai grandi muscoli. Aumenta il sudore che mantiene il corpo fresco e scivoloso, in modo che non possa essere afferrato facilmente. La digestione si ferma per mettere a disposizione più energia.

L'elevato livello di ansia può manifestarsi in contesti diversi ma, alla base di esso, c’è sempre la percezione di una minaccia potenziale. Si tratta di meccanismi rapidi, efficienti, che scattano spesso al di fuori della volontà, perché in quei momenti ciò che prevale è la chimica del cervello.

Impegnarsi ad identificare il "pensiero di minaccia" che ha generato la reazione ansiosa aiuterà decisamente la persona a fronteggiare la situazione  temuta e, gradatamente, permetterà anche di ridurla. Al fine di migliorare questa situazione di ansia, ogni stimolo interno o esterno - giudicato come minaccioso - dovrà essere REINTERPRETATO dalla persona in modo molto meno "catastrofico". Attraverso una adeguata e funzionale "ristrutturazione cognitiva" colui/colei che è rimasto/a intrappolato/a nel circolo vizioso dell'ansia riuscirà a liberarsene.