Amigdala: cosa racchiude una piccola mandorla

Il neuroscienziato Joseph LeDoux, professore di neurobiologia della New York University, fu il primo a scoprire il ruolo fondamentale dell’amigdala nel cervello emozionale. Negli esseri umani l’amigdala termine derivante dalla parola greca che significa “mandorla”, si trova vicino al lobo limbico (dal latino limbus ossia “anello”) ed è collegata tramite le vie efferenti con l’ipotalamo, il talamo e il cingolo. Di amigdale ce ne sono due, una su ciascun lato del cervello.

I segnali provenienti dagli organi di senso vengono analizzati costantemente dall’amigdala che - come una “sentinella psicologica” -  discerne tra l’assenza o la presenza del pericolo ed, in caso di minaccia, interviene comunicando un segnale di emergenza a tutte le parti del cervello. “Quando, ad esempio, scatta l’allarme della paura, l’amigdala invia messaggi di emergenza a tutte le parti principali del cervello e stimola la secrezione degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, mobilita i centri del movimento e attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino.

Simultaneamente, i sistemi mnemonici corticali vengono riorganizzati con precedenza assoluta per richiamare ogni informazione utile nella situazione di emergenza contingente” (D. Goleman, 1996). L’amigdala è anche custode dei significati associati a ciascun evento emotivo vissuto nonché promotore di un segnale emotivo appartenente alla sola specie umana: la lacrima.

È da precisare che la neocorteccia, pur essendo un centro superiore che rende possibile la complessità di tutte le capacità umane, non governa l’intera vita emotiva poiché è asservita, in caso di emergenza emozionale, al sistema limbico. Gli input sensoriali difatti viaggiano dapprima diretti al talamo e poi, servendosi di un circuito monosinaptico (una specie di scorciatoia), all’amigdala; un secondo segnale viene poi inviato dal talamo alla neocorteccia (il cervello pensante). Quest’ultima elabora le informazioni attraverso vari livelli di circuiti cerebrali e formula una risposta che risulta quindi molto più raffinata, ma più lenta, rispetto a quella dell’amigdala.

 “Mentre l’amigdala lavora per scatenare una reazione ansiosa e impulsiva, altre aree del cervello emozionale si adoperano per produrre una risposta correttiva, più consona alla situazione. L’interruttore cerebrale che smorza gli impulsi dell’amigdala sembra trovarsi all’altro estremo di un importante circuito diretto alla neocorteccia - precisamente ai lobi prefrontali” (D. Goleman, 1996). Le nostre emozioni quindi hanno una parte di mente, ossia quella emotiva, che può avere opinioni del tutto indipendenti dalla mente pensante; la prima ci spinge all’azione, l’atra prepara un piano di reazione più ricercato.

“L’ippocampo - parte del cervello localizzato nella zona mediale del lobo temporale - è coinvolto nella registrazione e nella comprensione degli schemi percettivi più che non nelle reazioni emotive” La principale funzione dell’ippocampo sta nel fornire un ricordo particolareggiato del contesto, vitale per il significato emozionale. Mentre l’ippocampo ricorda i fatti nudi e crudi, l’amigdala ne trattiene, per cosi dire, il sapore emozionale” (D. Goleman, 1996). Ad esempio: nel caso in cui avessimo subito una aggressione, l’amigdala, da quel momento in poi, ogni qualvolta che, in qualche modo, ci si ritrova in circostanze simili, ci fa sentire ansiosi. L’ippocampo è fondamentale per riconoscere in un volto quello di una nostra compagna di scuola ma è l’amigdala ad aggiungere la simpatia che ci lega  ad essa.